Tappa 3: vattn’ à Morì

Arriviamo a Moree di notte. Abbiamo percorso la Gwydir Highway per circa un’ora e abbiamo incrociato solo 3 macchine, che andavano in direzione opposta alla nostra.

Andrea guida con la paranoia di investire qualche canguro e io sono talmente stanca da aver perso la concentrazione sulla strada, ma cerco di tenere viva la conversazione perché so che anche lui inizia ad accusare la stanchezza di tante ore di guida, di sera, con l’aggravante della guida a destra.

“Non si capisce se stiamo attraversando una pianura o se c’è qualche collina intorno”.

“Boh, so solo che non si vede nemmeno la luce di una casa…”

“Chissà dove siamo finiti”.

Ti leggo cosa dice Wikypedia di questa Moree”.

“Sarà la classica cittadina costruita sulla strada principale. Nulla di nuovo per te poi, vieni da un paese così!”

“Simpatico …”

“Allora cosa hai scoperto?”

“Oh c’è anche il sito moreetourism.com.au!”

“Allora c’è da divertirsi”.

“Fondata nel 1862 … poco più di 7.000 abitanti … Come casa nostra! … acque artesiane che alimentano le piscine termali cittadine … centro agricolo basato sul cotone e sui cereali, fa parte della Wheat Belt nella contea di Moree Plains Shire … oh dà il nome a una contea, sarà un centro importante”.

“Per forza Benny, il paese più vicino è a 100 chilometri, Moree sarà la contea, la provincia, il comune e la frazione di sé stessa”.

“Boh vedremo … oh ci sono delle luci”.

“Sì, siamo arrivati”.

“Non si vede un cazzo”.

“Penso che il camping rimanga fuori dal centro città”.

“… non c’è un’anima in giro”.

carapark.JPG

Seguiamo diligenti le indicazioni del GPS fino al campeggio Gwydir Caravan Park e ritiriamo dalla cassetta di sicurezza del camping (la reception è chiusa da ore) le indicazioni per raggiungere la nostra piazzola.

Luci al neon intermittenti e uno schermo appeso sull’entrata ad arco proiettano immagini delle piscine del camping, promettendo sconti per vacanzieri. Tutto quel lampeggiare delle scritte “Motel” nel buio circostante gli conferiscono un’aria anni ’80 malinconica, con qualche connotazione da thriller. Il campeggio è immerso nel silenzio e le poche luci che illuminano sono quelle che arrivano dalle finestre dei bungalow o del camper. Pare di osservare lo skyline notturno di una piattissima città orizzontale: noi, curiosi spettatori, sbirciamo all’interno di una roulotte dove si intravedono mani intente a leggere un libro, o di quell’altra in cui la schiena nuda di un uomo sovrappeso è indaffarata davanti ai fornelli per preparare una tarda cena.

La mappa del campeggio che ci è stata fornita è la fotocopia di una fotocopia di un disegno a mano libera. Non essendoci nessuno a cui chiedere informazioni ci arrangiamo un po’ e in pochi minuti siamo docciati e con gli occhi rossi di stanchezza iniziamo a preparare la cena. Con il nostro fornelletto a gas. Abbiamo solo pasta, funghi in scatola e parmigiano, ma le premesse per una cena fai da te sono buone.

“Ci mettiamo là in fondo sul tavolo?”

“Là dove?”

“Là dove c’è la tettoia coi tavoli … guardami! Là dove ti sto indicando.” (Con le mani che reggono fornelletto, pentola, coperchio, scatolette, posate, pasta, olio, sale, cerco di tendere l’indice).

“Dai bungalow?”

“Sì”.

“Si ho visto. Va bene. Ti aiuto a prendere qualcosa?”

“Noooo. Ho già tutto … manca solo l’accendino”.

“C’è un bel vento”.

“Ci metterà un casino l’acqua a bollire”.

“Se ci fosse la cucina potremmo essere riparati e usare un bollitore per scaldare l’acqua”.

“A quel punto, se ci fosse la cucina, useremmo un fornello vero”.

“Eh già…”.

“Possiamo provare quella tecnica di cottura da campeggio che ho visto sul video di You Tube. Dovremmo metterci poco”.

“Quale?”

Metti la pasta cruda nella pentola sul fuoco con un bicchiere di acqua, qualche cucchiaio del sugo che ti serve e lasci tutto coperto. Dovrebbe metterci meno, si usa meno acqua e diventa una specie di cottura a vapore”.

“Pasta al vapore?”

“Dai per stasera va così, son già le 9 e c’è troppo vento per bollire tanta acqua con quel cesso di fornelletto”.

L’inesperienza insegna a osservare con attenzione. La mattina dopo, reduci da un’indigeribile pasta collosa cotta insieme a una manciata di fungi trifolati sott’olio, usciamo dal caravanpark carichi di aspettative, lasciandoci alle spalle la cucina attrezzata del campeggio, in resina verdognola di design anni ’70 

(Del resto tutto il campeggio è rimasto agli anni ’70, che poi è la media di anni dei suoi clienti).

moree hot springs
Un regaz di Moree.

Photo Credits: Andrea Messina

4 pensieri su “Tappa 3: vattn’ à Morì

      1. Ahah vabbè almeno ti rimangono gli aneddoti da raccontare! Tipo “quella volta che in norvegia ho mangiato la pasta col ketchup trovato all’ostello perché non avevo più soldi nemmeno per comprare olio e sale” 😀

        Piace a 1 persona

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