Una guida a caso

Una volta un amico ci diede un buon consiglio: “fermatevi dove nessuno si ferma”.

Certo, conoscere luoghi nascosti, battere sentieri esclusivi e scovare gemme preziose, scoprire la “vera” faccia del paese che ti ospita e portarsi per sempre nel cuore incontri casuali e unici fa parte del sogno di ogni viaggiatore.

“Ho conosciuto la vera India quando sono sceso da solo alla fermata che le orde di turisti evitavano”. “Ho incontrato i veri cambogiani perdendomi nelle strade polverose insieme ai bambini”. “Ho vissuto la vera Australia nell’Outback delle cattle station. Melbourne e Sydney sono solo la brutta copia delle città europee”.

Affidandoci quindi a questa massima, io e Andrea siamo spesso incappati in incontri inattesi che ci hanno cambiato la giornata, ma non sempre in positivo.

Ci è andata bene ad esempio, quella volta che:

  • Ci siamo fermati a Tea Gardens, un tranquillissimo paese di mare per pensionati sulla costa sud del New South Wales, solo perché sulla spiaggia c’erano le docce pubbliche gratis (non ci lavavamo da tre giorni) e il nome del paese ci ispirava garbo. Nello stendere i teli ad asciugare al sole, una coppia di rampanti sessantenni si è messa a parlare con noi e, dopo aver condiviso la nostra idea di itinerario con loto, hanno insistito per scortarci a casa per riempirci di consigli, idee, cartine stradali. Poi alla domanda “Dove dormirete stanotte?” (risposta: “C’è un’area di sosta sull’autostrada”), ci hanno mandato a passare la notte su un molo nascosto del paese, da dove abbiamo goduto di un tramonto sulla battigia e un’alba circondati di barchette di pescatori;

    Van life
    Alba a Tea Gardens sul molo
  • ci è andata bene quella volta che, durante l’ennesima doccia “rubata” in spiaggia, un tale Nik ci ha avvicinati e, una parola tira l’altra, siamo finiti a trascorrere la domenica con la sua famiglia in una spiaggia di cavalloni e surfisti, cuocendo tutti insieme un tipico barbecue australiano, parlando amabilmente come fossimo stati invitati attesi;

    Surfer
    Andrea in versione surfista
  • ci è andata benissimo quella volta che invece di guidare 300 km per cercare lavoro, ci siamo affidati alle parole di un’estranea in un’agenzia di collocamento e di chilometri ne abbiamo fatti altri 300, finendo a per lavorare 3 mesi nell’azienda che ci ha permesso di costruire il tesoretto con cui stiamo coronando il nostro sogno da viaggiatori;
  • quella volta che, scegliendo un ostello a caso dalla lista della Guida a Newcastle, paghiamo una bazzecola per usufruire delle docce calde, dei bagni, caffè e tè a ogni ora del giorno, tv e divanoni comodi e puliti; finiamo quasi per essere ingaggiati dal proprietario per rimanere gratis, qualche settimana in città, godendo del sole, del mare, dell’atmosfera famigliare intorno a noi, un profumo di stabilità che non respiravamo da settimane. Quasi quasi ci facciamo un pensierino…
  • ci è andata benissimo quando, noncuranti delle avvertenze di ogni singola guida online, abbiamo deciso di dormire nel van a Byron Bay dopo una festa in spiaggia andata troppo per le lunghe, sfidando i vigilanti notturni che infestano le strade bussando sulle porte dei furgoncini con il libretto delle multe in mano. Bussare hanno bussato, certo, ma alle 6 di mattina e noi, ancora in costume, abbiamo risposto prontamente: “Sleeping? No! Ci siamo appena cambiati per andare in spiaggia! Surfers!”. Peccato che non avessimo nemmeno una tavoletta da piscina con noi.

In conclusione: è vero che la fortuna aiuta gli audaci e che è più importante viaggiare col cuore e non con una GUIDA TURISTICA in mano? Nì.

Il nostro viaggio è stato programmato quasi interamente leggendo la guida (rigorosamente cartacea) scelta a caso. “Benny la Lonely Planet ti ispira fiducia? Dai compro questa”.

Certo, che ne sa la Lonely dello stomaco che si chiude quando realizzi che l’ultima pompa di benzina era 50 chilometri prima e sei quasi in riserva, perché non avevi voglia di aprire per l’ennesima volta la cartina stradale?

Degli arrivi al buio nelle aree di sosta in campagna, mangiando alla cieca pane e cottage cheese dal barattolo e delle zanzare grandi come biglie perché volevi il posto auto lungo il fiume?

Dei risvegli in mezzo a vallate di un verde che fa male agli occhi addormentati, circondati di mucche (con relativo profumo) e cacatua urlanti?

Dello sconosciuto che si avvicina e tu, con inglese imbarazzato, cerchi di non far trapelare la tua circospezione tremendamente europea davanti al suo invito a un pranzo di “sausage sizzle” (non sarà mica un ménage à trois?)

La nostra saggia Lonely Planet scelta a caso è certamente piena di appunti e sottolineature, ma i miei ricordi sono scritti a mano libera.

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