Lezioni di surf e sausage sizzle

Mentre ci godiamo la prima doccia da quando abbiamo iniziato a viaggiare in van, preoccupati che i residenti notino l’odore di shampoo nella doccia pubblica sulla spiaggia, si avvicina un tipo grassoccio sulla quarantina che poco prima si era tuffato in acqua per un bagno.

Pesco dalla mente le formule in inglese più educate che mi vengono in mente per scusarci di aver inquinato con i nostri agenti chimici l’acqua cristallina di Minnie Water.

“G’day how are you mate?” esordisce.

“All good, thanks. And you?”

“Voi guys siete backpackers?”

“Sì, viaggiamo con un van. Eravamo allo Yuraigir National Park … e abbiamo approfittato del sole per una doccia”.

“Non si vedono molti backpackers in queste zone, vi ho notati subito. Qui vengono solo gli australiani con seconda casa”.

“Ah già…”

“Da dove venite? Ho viaggiato anche io a vent’anni in Europa con un furgone!” (ci rilassiamo un po’).

“Siamo italiani, veniamo da Bologna”.

“Italiani!” esclama illuminandosi (a quel punto non siamo più sulla difensiva). “Mentre cercavo lavoro in Italia mi sono fermato a Potenza per cercare una lavanderia a gettoni. Non chiedetemi perché siamo finiti lì. Ovviamente negli anni 90 non ne ho trovata nemmeno una, ma non potevo saperlo. Così mi sono fermato per chiedere informazioni e … nel giro di un’ora eravamo a casa di una signora con i vestiti che giravano nella lavatrice e seduti a un tavolo imbandito. Abbiamo finito per fermarci tutta la settimana!”.

La conversazione prende una piega interessante e scopriamo cosa significa essere backpacker con un van e in cerca di lavoro … a casa nostra!

Dopo esserci scambiati qualche aneddoto ed essersi sincerato che io e Andrea stiamo ricevendo un trattamento adeguato in Australia, ci invita a spendere qualche ora insieme alla sua famiglia per mostrarci una spiaggia in una riserva naturale poco distante a cui non avremmo potuto accedere con il nostro van. Ci guardiamo e tentenniamo, ma gli australiani sono diversi dai cerimoniosi modi italiani nel voler essere spontanei, generosi e diretti: prendere o lasciare.

Saltiamo sullo “Ute” e in poco meno di mezz’ora siamo in spiaggia con alcune altre famiglie australiane e Andrea prende la sua prima intensa lezione di surf. La giornata diventa presto rovente e il nostro ospite ci propone di spostarci a casa sua per un brunch a base di carne alla griglia, uova, cipolla e pane tostato con burro. Un “aussie sausage sizzle” in piena regola!

Andrea è in brodo di giuggiole, siccome da diversi giorni mangiamo riso, panini o scatolette, la dieta del backpacker.

Senza troppi fronzoli ci mettiamo alla griglia e aiutiamo ad apparecchiare, non prima di esserci fatti un’altra doccia (“You’ll never know when’s the next one mate!”).

Nel primo pomeriggio, tra alcuni sbrigativi abbracci che speriamo trasmettano tutta la nostra gratitudine, ci rimettiamo in macchina, con la stessa naturalezza con cui siamo balzati per qualche ora nella vita di Nikko e della sua famiglia.

Credo che questo aneddoto sia un esempio di fortuna, karma, coincidenze, ma soprattutto un emblema di spontaneità tipicamente australiana che non smetterà mai di stupirmi.

Photo Credits: Andrea Messina

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