A piedi tra le dune

Il deserto in Australia? C’è, ma non è solo quello rosso e roccioso che la Lonely Planet sponsorizza su ogni guida.

Io e Andrea siamo a Nelson Bay e scopriamo che ad Anna Bay, poco distante, si snoda la più imponente catena di dune di sabbia dell’emisfero sud: 35 chilometri di dune con un’altezza di una palazzina a 5 piani e che nel corso dei millenni è avanzata e avanza lungo la costa, granello dopo granello, fagocitando progressivamente centimetri di terreno.

Una volta sul posto, rimaniamo affascinati e sconcertati dal deserto che si staglia davanti ai nostri occhi, un pugno nell’occhio giallo tra oceano e foresta pluviale. Troppo strano per essere in Australia. Ma il deserto qui non era roccia e crateri? Poi ci cade l’occhio sui gazebo turistici.

“Guarda c’è anche il …”

“Quad! Ne noleggiamo due per mezz’ora?”

“Andiamo!”

Andrea è felice come un bambino a cui è stato concessa la caramella prima di cena.

There’s no quad tour available today mate, sorry”. Un classico delle nostre improvvisate, subito sgonfiate dalla mancanza di organizzazione e dal tempismo … imperfetto. Pazienza.

Il responsabile dei tour però è commosso dal nostro interesse e ci parla di Tin City, di cui avevamo letto qualcosa velocemente sugli opuscoli. “È la città nelle dune! Avete detto che vi piace camminare giusto? Potete percorrere il sentiero Boyce Trail, che dalla strada provinciale vi conduce attraverso la foresta fino alle dune. Lì dovrete letteralmente scalare le dune di sabbia e potete arrivare fino alla città. It’s terrific!

Commossi ci mettiamo in marcia e dopo circa una mezz’ora di cammino nella Conservation Area della popolazione aborigena Warimi, ci troviamo davanti la duna: la sabbia ha inghiottito parte della foresta e gli alberi ormai ingrigiti muoiono lentamente, soffocati dalla sabbia che li cinge fino a metà del tronco e dal calore del terreno. La salita è difficile, i piedi sprofondano ad ogni passo e bisogna far gioco forza con le mani procedendo a gattoni, ma la fatica e la sabbia nelle scarpe sono presto ripagati dalla vista. Siamo in cima alle dune.

Si tratta di un micro-deserto formato da un sistema di dune interminabili e giallissime, alte e massicce come colline ma in costante avanzamento, sospinte dal vento che solleva i granelli da millenni verso l’entroterra.

Dietro di noi la foresta verde petrolio, di cui vediamo le chiome cespugliose e destinate, chissà tra quanti anni, a essere sommerse.

Davanti a noi la parabola blu dell’oceano si confonde con il cielo, che con i suoi venti sospinge ogni secondo un granello più avanti le dune. Lascio che siano le immagini a parlare, a questo punto.

Photo Credits: Andrea Messina

 

3 pensieri su “A piedi tra le dune

  1. Che cosa stupenda! L’unica duna su cui mi sono arrampicata è stata la Dune du Pylat in Francia… e in effetti quando sei in cima a una duna fa un certo effetto. Questi posti che descrivi mi affascinano un sacco, in effetti la Lonely non li sponsorizza a dovere! Anche questa cosa del famigerato avanzamento del deserto, di cui si studiava già da piccoli, passa molto sotto silenzio, quindi grazie!

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    1. I ringraziamenti sono reciproci! Quando si viaggia è facile seguire la guida, molto più facile però seguire i consigli dei locali…io non ho mai sentito parlare della Dune du Pylat francese ad esempio, quando tornerò in Italia me la studio per bene!

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      1. Non è affatto promossa, ho scoperto solo da amici della sua esistenza. E sì che è la duna più grande d’Europa (zona Bordeaux), alta come il Duomo con la Madunnina, e quando sei in alto è eccezionale! Cmq è vero, i consigli dei locals sono impareggiabili. Ciò detto non so se avrò mai l’energia per farmi le scarpinate di cui descrivi tu, e anche per questo mi è piaciuto leggerne, tornerò a curiosare ^_^

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