Se errare è umano

… e perdonare è divino, allora il nostro Kia dovrebbe essere fatto santo, siccome gliene abbiamo combinate parecchie prima di “prendere la mano” con la vita dentro a un furgone. Oltre a sfrigolamenti del cambio e frenate improvvise inopportune per un furgone del 2003, gestire gli spazi e ridimensionare le pratiche del vivere quotidiano ci è costato alcuni errori di calcolo che però si sono rivelati insegnamenti preziosi.

Più di una volta abbiamo lasciato il camping per dirigerci al lavoro scordando il portellone laterale aperto, scatenando le risate generali dei colleghi al nostro arrivo e il rischio serio di perdere l’intero contenuto del furgone in una curva troppo audace.

Per non parlare dello stendibiancheria incorporato al tetto, che abbiamo lasciato aperto guidando per la città con il bucato svolazzante. Senza dubbio si è asciugato tutto.

Lasciare le scarpe sul tetto del van tutta la notte è di certo una soluzione geniale al problema del cattivo odore; ricordatevi però di rimetterle al loro posto la mattina successiva. Noi ce ne siamo scordati. Due volte. Ma abbiamo ritrovato le scarpe cadute dal tetto percorrendo a ritroso le strade. Le abbiamo trovate spaiate, naturalmente.

E se pensate che dormire abbracciati su un morbido materassone variopinto immersi nei gridi dei kookaburra vi faccia sentire i nuovi Thoreau dell’emisfero meridionale, provate a non maledire il vostro partner nell’appiccicosa estate del bush, con 35°C alle 9 di sera.

Per non parlare dell’igiene personale: se vi trovate sulla costa, approfittate di ogni doccia gratuita di cui potrete usufruire lungo il litoraneo, non saprete mai quando sarà la prossima!

E ancora, quando penserete di avere tutto calcolato, ci sarà certamente un dettaglio o una dimenticanza che non avrete preso in considerazione e che si rivelerà “decisiva”:

  • le salviette intime quando sosterete in una rest area sprovvista di toilette o quando il rivolo d’acqua del lavandino del bagno chimico del parco nazionale non è sufficiente a lavare le mani nemmeno di Pollicino;
  • la maschera per la notte quando quella luce del lampione filtra attraverso il finestrino e penetra dritta nella pupilla sotto alla palpebra come una lama;
  • il dormiveglia costante quando sosterete in un parcheggio e ogni macchina, voce, bottiglia in frantumi nel cuore della notte vi farà sobbalzare e maledire la folle idea di vivere in un van.

Finalmente, però, vi abituerete anche a questo; per me è stato così. La nostra relazione con Kia è decollata e il nostro strampalato van si è rivelato un affidabile compagno, in quella che speriamo sia la nostra nuova strampalata vita.

 

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